De Tomaso, da Modena ai V8 Ford
La marca nasce a Modena nel 1959, fondata da un pilota argentino stabilitosi in Italia. La sua prima vettura stradale, la Vallelunga, colloca a metà degli anni Sessanta un quattro cilindri Ford alle spalle del guidatore, su un telaio a trave centrale in acciaio. La formula è fissata: architettura italiana, meccanica di grande serie, robusta e facile da reperire.
La Mangusta, presentata nel 1967, passa al V8 Ford e adotta una carrozzeria disegnata da Giugiaro alla Ghia, con un cofano motore che si apre in due ali. Prodotta in pochi esemplari fino al 1971, conserva il telaio a trave. Dal 2019 il nome rivive con la P72, costruita da una nuova società.
De Tomaso Pantera: un V8 Cleveland in posizione centrale
La Pantera compare nel 1971 e resta a listino fino all’inizio degli anni Novanta. Abbandona il telaio a trave per una scocca portante in acciaio, con un V8 Ford 351 Cleveland di 5,8 litri in posizione centrale posteriore e un cambio-differenziale ZF a cinque marce. Negli Stati Uniti è inizialmente venduta dalla rete Lincoln-Mercury.
Le versioni si susseguono: Pantera L, GTS, poi GT5 e GT5-S dai parafanghi allargati, infine la Pantera Si, ridisegnata, con un V8 Ford di 5 litri. Ogni versione ha ricambi propri, soprattutto di carrozzeria: l’identificazione della vettura precede qualsiasi ordine.
Longchamp, Deauville, Guarà: le altre De Tomaso
La marca ha costruito anche vetture a motore anteriore. La Deauville, berlina a quattro porte lanciata nel 1970, e la coupé Longchamp, presentata nel 1972 e proposta anche come Spider, usano lo stesso V8 Cleveland. La Longchamp è servita da base alla Maserati Kyalami, negli anni in cui De Tomaso controllava Maserati.
La Guarà, comparsa nel 1993, torna al motore centrale con un V8 BMW e poi Ford, in versione coupé, barchetta o spider. Prodotte in pochissimi esemplari, queste vetture richiedono una ricerca dei ricambi paziente, condotta voce per voce.
Perché una Pantera arrugginisce e scalda?
La scocca portante della Pantera era poco protetta contro la corrosione all’origine. Sottoporta, pianali, passaruota e attacchi delle sospensioni si controllano per primi, perché reggono la struttura: una Pantera apparentemente sana può nascondere rinforzi intaccati. L’esame si fa con la vettura sul ponte, e spesso a scocca sverniciata durante un restauro completo.
Il raffreddamento è l’altro punto noto. Il radiatore è davanti, il motore dietro: il liquido scorre in lunghe tubazioni che attraversano la vettura. Uno spurgo incompleto, un radiatore stanco o ventole deboli bastano a far salire la temperatura nel traffico. A ogni visita l’officina verifica:
- il radiatore, le ventole e il loro comando;
- tubazioni e manicotti per tutta la loro lunghezza;
- lo spurgo del circuito e lo stato del liquido;
- accensione e carburazione del V8, che influiscono sulla temperatura.
Restaurare una De Tomaso: il metodo
La vettura viene esaminata prima di ogni preventivo, poi redatto voce per voce. Scocca, meccanica e abitacolo si trattano separatamente: carrozzeria e verniciatura da un lato, revisione del motore e cambio ZF dall’altro. Le foto delle fasi importanti Le vengono inviate, e nessun intervento aggiuntivo si esegue senza il Suo consenso.
I ricambi sono originali, di qualità equivalente o ricondizionati secondo disponibilità, con provenienza indicata. Lei sceglie tra il rispetto rigoroso dell’originale e un’interpretazione più personale, come si può fare con una sportiva inglese della stessa epoca, presentata nella pagina Lotus.