Mercedes-Benz Ponton 220 S Cabriolet, restauro completo nella nostra officina di Mougins

Cromatura · Parti d’epoca

Cromatura auto d’epoca: il ripristino delle cromature

Su un’auto degli anni Cinquanta o Sessanta, il cromo disegna la linea quanto la lamiera. Un paraurti puntinato o una calandra opaca si notano prima di tutto il resto.

Quali parti si possono ricromare su un’auto d’epoca?

La ricromatura riguarda le parti lucide in acciaio, ottone o lega di zinco: paraurti e rostri, calandre, coppe ruota, cornici di fari e fanali, maniglie, modanature, ghiere e dettagli della plancia. L’officina si occupa della cromatura dallo smontaggio al rimontaggio, sia nell’ambito di un restauro completo sia per pochi pezzi.

Le Mercedes che passano dall’officina, Ponton, 220 SEb Cabriolet, 280 SL Pagoda o 190 SL, mostrano quanto spazio occupi il cromo: calandra, paraurti, coppe e modanature incorniciano ogni volume. Su una Mercedes 190 SL o una Pagoda W113, una cromatura stanca basta a invecchiare tutta l’auto, per quanto buona sia la vernice.

Come funziona la cromatura decorativa?

Il cromo lucido di un’auto d’epoca non è uno strato unico. La cromatura decorativa sovrappone tre depositi galvanici, ciascuno con il proprio compito:

  • il rame, che aderisce al metallo di base e si lucida per cancellare le ultime irregolarità;
  • il nichel, che dà gran parte della brillantezza e della resistenza alla corrosione;
  • il cromo, uno strato sottilissimo che conferisce la tonalità leggermente azzurrata, la durezza superficiale e la resistenza all’ossidazione.

Cromatura decorativa, cromo duro, effetto cromo: le differenze

Questa sequenza rame, nichel, cromo è la cromatura decorativa classica. Non ha nulla a che vedere con la cromatura a spessore, o cromo duro, un rivestimento tecnico destinato alle parti meccaniche, né con le vernici o le pellicole effetto cromo, che ne imitano solo l’aspetto e invecchiano in tutt’altro modo.

È la qualità di ogni fase, non lo spessore del cromo finale, a dare profondità al riflesso e durata al pezzo. Un rame mal lucidato si vede attraverso il nichel; un nichel troppo sottile lascia tornare la corrosione.

Smontaggio, decromatura e raddrizzatura

Una buona cromatura comincia con uno smontaggio metodico. Ogni pezzo viene fotografato in posizione, contrassegnato e inventariato con viteria e guarnizioni; la vernice circostante viene protetta. I fissaggi, spesso grippati dopo decenni, si trattano con pazienza e non con la forza.

Il vecchio rivestimento viene poi rimosso fino al metallo. Il pezzo viene raddrizzato, che si tratti di un paraurti segnato da un urto o di una modanatura piegata, liberato dalla corrosione e lucidato. Il cromo non nasconde nulla: amplifica ogni ammaccatura, ogni graffio e ogni puntinatura lasciati sotto.

I pezzi in pressofusione di zinco (zama), frequenti per maniglie, stemmi e alcune cornici, richiedono una preparazione particolare: la loro corrosione forma pori profondi e il metallo tollera male una lucidatura aggressiva. Quando un pezzo è troppo compromesso, glielo diciamo, e la soluzione può passare da un ricambio, originale o di riproduzione, con la provenienza indicata.

Cromo, acciaio inox o alluminio lucidato

Non tutte le parti lucide di un’auto d’epoca sono cromate. Molte modanature, cornici dei finestrini e profili sono in acciaio inossidabile o in alluminio, talvolta anodizzato. Questi pezzi non si ricromano: si raddrizzano, si ricarteggiano e si lucidano nel loro materiale.

Le parabole dei fari richiedono ancora un altro procedimento, la metallizzazione sotto vuoto. Riconoscere ogni materiale prima di cominciare evita di trattare un pezzo nel modo sbagliato e conserva all’auto l’aspetto voluto dal costruttore: qui un cromo azzurrato, là un inox più morbido.

Controllo, rimontaggio e cura delle cromature

Al ritorno dal trattamento, ogni pezzo viene controllato in piena luce: brillantezza uniforme, assenza di pori e bolle, copertura di incavi e angoli, spigoli netti, filetti e superfici d’appoggio puliti. Un pezzo che non raggiunge questo livello non viene rimontato.

Il rimontaggio avviene con guarnizioni nuove quando le vecchie sono indurite, viteria adeguata e spessori che evitano il contatto diretto con la vernice. Su un’auto riverniciata l’ordine conta: le cromature tornano al loro posto solo dopo la lucidatura della verniciatura, perché nessuna delle due segni l’altra.

Una cromatura rifatta si cura con semplicità: lavaggio con acqua pulita, asciugatura accurata, un prodotto non abrasivo e di tanto in tanto un velo di cera. L’aria di mare, il sale delle strade d’inverno e l’umidità di un garage poco ventilato sono i suoi veri nemici. Il preventivo precisa pezzo per pezzo cosa viene ricromato, lucidato o sostituito, e nulla viene aggiunto senza il Suo consenso.

In officina

  • Parafango anteriore avorio e faro della 220 SEb durante il rimontaggio finale, pneumatico a fascia bianca.
  • Vano motore di una 280 SL: sei cilindri, coperchi delle punterie e componenti cromati, spinterogeno rosso.

Realizzazioni

In officina, nel dettaglio.

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Domande frequenti

Si può ricromare un paraurti puntinato o ammaccato?

Il più delle volte sì: viene raddrizzato, liberato dalla corrosione e lucidato prima dei depositi. Una corrosione passante o un pezzo troppo assottigliato possono rendere più ragionevole la sostituzione; glielo diciamo dopo l’esame.

Si possono cromare i pezzi in zama?

Sì, con una preparazione accurata. I pori profondi della corrosione limitano però il risultato ottenibile, e alcuni pezzi non sono più recuperabili.

Conviene ricromare tutti i pezzi insieme?

Non è obbligatorio, ma cromature nuove accanto a cromature vecchie possono mostrare differenze di brillantezza. La consigliamo pezzo per pezzo, secondo ciò che si vede fianco a fianco.

È possibile una valutazione su foto?

Sì. Foto nitide di ogni pezzo, di fronte e di profilo, permettono una prima stima; il preventivo definitivo segue l’esame dei pezzi smontati.

Quanto tempo richiede una ricromatura?

Dipende dal numero dei pezzi e dal loro stato. I tempi sono indicati nel preventivo, dopo l’esame.