Come ritrovare il codice colore originale di un’auto d’epoca?
La verniciatura di un’auto d’epoca comincia con una ricerca. Il codice colore si trova di norma su una targhetta o un’etichetta del costruttore, la cui posizione cambia secondo marca e periodo: vano anteriore, battuta della portiera, vano motore. Si verifica poi sui documenti di fabbrica, come la scheda di produzione (il Kardex per Porsche, la scheda dati per Mercedes-Benz), un certificato d’origine o il libretto di manutenzione.
Un codice non sempre basta. Molte auto sono state riverniciate nel corso dei decenni. Cerchiamo quindi la tinta dove è rimasta al riparo dal sole: sotto una guarnizione, dietro un pannello, sul rovescio di uno sportello. Alcune Porsche sono uscite di fabbrica in un colore fuori catalogo, nell’ambito del programma Paint to Sample, un riferimento che non compare in nessuna mazzetta corrente.
La formula viene poi ricostruita e verificata su provini, confrontati con l’auto alla luce del giorno e sotto l’illuminazione dell’officina: una tinta può sembrare giusta sotto un neon e sbagliata al sole. Lei approva il campione prima che la vernice tocchi l’auto.
Colore originale o nuova tinta?
Rispettare il colore di uscita dalla fabbrica preserva la coerenza storica dell’auto, e per un’auto da collezione è spesso la scelta che pesa di più. Un’auto può anche cambiare veste, con lo stesso rigore. La Ferrari 612 Scaglietti riverniciata in officina, consegnata in origine in grigio argento, ha ricevuto un bicolore blu notte e crema.
Ne parliamo prima di cominciare: la storia dell’auto, il suo uso, ciò che Lei si aspetta. Se lo desidera, il cambio di colore si estende alle battute, ai vani porta e al vano motore, perché nessuna traccia della vecchia tinta compaia all’apertura di una portiera.
Messa a nudo e preparazione: il vero lavoro
Una vernice vale quanto il suo supporto. Secondo lo stato dell’auto, la vecchia vernice viene rimossa con sverniciatura chimica, sabbiatura o sabbiatura a soda, fino al metallo nudo. La scocca di una Porsche 964, sabbiata e poi trattata con fondo epossidico in officina, mostra questa fase: ogni lamiera scoperta, ogni traccia di corrosione leggibile.
Ciò che riguarda la lamiera, cioè corrosione passante, longheroni, pianali o allineamento delle aperture, è affidato prima alla carrozzeria. Segue la preparazione vera e propria:
- fondo epossidico sul metallo nudo, per adesione e protezione dalla corrosione;
- stucco in strati sottili, solo dove la lamiera non può essere lavorata oltre;
- fondo riempitivo, poi carteggiatura a tampone, controllata con polvere guida che rivela ogni avvallamento;
- sgrassatura, mascheratura, smontaggio di vetri, guarnizioni, cromature e accessori.
Monostrato o base e trasparente?
Le auto d’epoca uscivano per lo più di fabbrica con smalto monostrato: colore e brillantezza in un solo strato, con una profondità caratteristica. Le auto più recenti, e gran parte dei colori metallizzati, ricevono una base colorata sotto un trasparente.
La scelta dipende dall’auto e dalle Sue intenzioni: l’aspetto d’epoca di uno smalto o la resistenza di un trasparente su un’auto destinata a percorrere molta strada. Il nero della Mercedes 280 SL Pagoda laccata in officina mostra ciò che si chiede a una tinta scura: un riflesso profondo, senza velo, in cui le linee si leggono come in uno specchio.
La verniciatura avviene in cabina, con aria filtrata e temperatura controllata: polvere e umidità sono i primi nemici di una vernice. Gli elementi smontati, portiere, cofani, parafanghi imbullonati, sono verniciati a parte, sulle facce nascoste come su quelle visibili.
Verniciatura bicolore e filetti
Un bicolore si disegna prima di verniciarlo. La linea di separazione segue uno spigolo, una piega della lamiera o una modanatura, e il suo tracciato decide l’equilibrio dell’intera auto. Sulla Ferrari 612 Scaglietti, il blu notte e il crema si incontrano lungo un sottile filetto di separazione.
La mascheratura si esegue in più passaggi; il secondo colore si applica solo quando il primo si è stabilizzato, per una giunzione netta e senza scalino. I filetti si tracciano a pennello o a pistola secondo lo stile cercato: sottili e discreti su una gran turismo, più marcati su una carrozzeria d’ispirazione classica.
Carteggiatura, lucidatura e protezione
A vernice completamente indurita, si carteggia ad acqua con abrasivi finissimi per eliminare la buccia d’arancia e le inclusioni di polvere, poi si lucida in più passaggi fino alla piena brillantezza. È questa lucidatura a dare il riflesso teso alla Porsche 911 S Targa 1967 verniciata in avorio: su una tinta chiara, ogni difetto si vede in controluce.
Su una vernice esistente, la lucidatura corregge graffi sottili e aloni senza riverniciare; un ritocco localizzato, sfumato sui pannelli vicini, ripara una scheggiatura o un urto. In seguito La consigliamo secondo l’uso dell’auto: lavaggio delicato, cera, pellicola trasparente sulle zone esposte ai sassi.
Per una marca in particolare, veda la carrozzeria e verniciatura Porsche e la carrozzeria Ferrari; per un’auto ripresa da cima a fondo, la verniciatura è parte di un restauro completo, con le cromature rifatte rimontate dopo la lucidatura. Riceve fotografie delle fasi importanti, e il preventivo dettaglia voce per voce preparazione, tinta e finitura.




